Milano si attiva: intervista alle Brigate Volontarie per l’Emergenza

Intervista a Valerio/Sid e Valentina, coordinatori delle Brigate Volontarie per l’Emergenza, un’organizzazione di supporto alla popolazione durante le emergenze nata a Milano per fronteggiare l’epidemia di COVID-19. Supportati nel coordinamento e nella formazione dall’esperienza sul campo di Emergency, organizzano squadre di intervento volontario per dare il loro contributo attivo a superare questa emergenza e per far fronte al rischio del collasso del sistema sanitario nazionale.

Requisire per meglio curare

La proposta formulata da Firenze Città Aperta per il contenimento dell’emergenza sanitaria prevede la creazione di mille posti letto, da destinare a chi non può evitare contatti con persone positive al Covid-19 (personale sanitario) e a chi vive situazioni di estrema fragilità, requisendo alcuni immobili pubblici e privati. Tutto questo non solo è possibile, grazie ai decreti emanati dal governo, ma anche economicamente sostenibile e di veloce attuazione. Ne parliamo con Francesco Torrigiani cosigliere Q1:

Tutt* a casa! Ma l’affitto chi lo paga?

Siamo ad inizio mese, tempo di pagare l’affitto , e il governo ancora non si è espresso su una questione che rischia di diventare una vera e propria bomba sociale. Come può essere affrontata la questione? Ne parliamo con:

Francesca del coordinamento universitario Link.

Federico, ASIA Bologna.

Sarah Gainsforth, giornalista, autrice di “Airbnb città merce”.

 

Speciale riduzione del danno

Anche se il sensazionalismo dei mass media cerca di sminuire il tema, la vita di chi è dipendente da sostanze è sicuramente una questione da trattare con cura, specialmente in un periodo di isolamento forzato e di misure securitarie estreme. Da anni i progetti di riduzione del danno presenti sul territorio lavorano, tramite operatori di strada, per affrontare la questione in maniera costruttiva e lungimirante e, in questi giorni, si trovano ad affrontare ulteriori difficoltà. LaPolveriera SpazioComune, che da tempo lavora sul tema, ha intervistato Sara, operatrice di strada di Outsiders Prato.

Lettera aperta di un operaio dell’indotto Pignone

All’attenzione del Governatore Enrico Rossi
All’attenzione del Consiglio Regionale tutto
All’attenzione del Sindaco Nardella
All’attenzione del Consiglio Comunale tutto
All’attenzione di tutte le organizzazioni sindacali
All’attenzione degli organi di stampa
All’attenzione della cittadinanza tutta

Lettera aperta

FATTO IL DECRETO, TROVATO L’INGANNO?

Il codice Ateco del Pignone è 28.29.2.
Risulterebbe escluso dalle cosiddette attività “essenziali”.
In questi giorni d’incertezza si sta spargendo ulteriore disorientamento tra i lavoratori: all’interno del Pignone i vari caporeparto e dirigenti stanno affermando con certezza che il Pignone rimarrà aperto.
Se ciò dovesse avvenire, grazie alla lettere d dell’art. 1 dell’ultimo DPCM, con il Pignone dovrebbero rimanere aperte tutte le aziende della sua filiera, indipendentemente dal loro codice Ateco.
Non a caso, già da ora, il Pignone sta inviando comunicazioni a tutte le aziende dell’indotto affinché queste rimangano aperte.
Stiamo parlando di decine di migliaia di operai tra Firenze e il resto della Regione.
Ciò ipotecherebbe seriamente la possibilità di limitare il contagio all’interno della nostra Regione per le esigenze produttive e di profitto di un singolo consiglio d’amministrazione.
Non possiamo e non potete permettere che ciò avvenga: decine di migliaia di operai a lavoro rappresentano un potenziale infettivo elevato all’ennesima potenza.

Le istituzioni locali e regionali devono verificare che non esistano abusi e scappatoie.
Nel caso alcune delle lavorazioni del Pignone siano realmente “essenziali” queste non potrebbero comunque consentire che tutte le lavorazioni e tutta la produzione rimanga inalterata.
Anche all’interno della medesima azienda, nel caso questa abbia dimensioni così grandi e comprenda un indotto di tali dimensioni, è necessario ed opportuno che vengano ridotte al minimo le attività consentite.

Il servizio “essenziale” dovrebbero esserlo per natura e senso comune: un servizio realmente vitale per la collettività, e non un grimaldello dietro al quale coprirsi per mascherare la sete di profitto che a quel punto scavalcare il bene comune più prezioso che abbiamo, la salute pubblica e collettiva.

Fiducioso che leggerete queste poche righe e che applicherete le giuste misure, e che siate rigorosi almeno quanto lo siete nei parchi pubblici, spero che questa bomba ad orologeria venga disinnescata e ogni velleità di apertura riposta nel cassetto.

Mi rivolgo a voi perché mai come oggi ogni territorio vive, all’interno della medesima emergenza sanitaria, una specificità che le istituzioni locali devono interpretare: partendo dalle linee guida dei decreti governativi devono saperli adattare alla peculiarità della propria comunità di riferimento.

Stare a casa è un dovere. Ce lo chiedono medici ed infermiere.
Stara a casa a questo punto diventa anche un diritto che gli operai stanno gridando a gran voce e che spero ascolterete.

Un operaio dell’indotto Pignone

La politica fiorentina al tempo del coronavirus

Lo stato d’emergenza giustifica ordinanze e provvedimenti che, nonostante le dubbie motivazioni, limitano fortemente la libertà di movimento e di espressione. Questo succede tanto nelle strade e nelle piazzi quanto nei luoghi dove queste decisioni vengono prese, azzerando il dibattito politico e la possibilità di un ragionamento critico. Ne parliamo con Dmitrij Palagi, cosigliere comunale d”opposizione, che mette in luce una situazione dal profilo a dir poco preoccupante.

 

La radio al tempo del colera, diretta lunedì 16 marzo 2020

La radio al tempo del colera, diretta speciale di lunedì 16 Marzo 2020.

Temi trattati:

Lavoro e sanità: Intervista a una lavoratrice fiorentina.

Intervista ad un lavoratore del San Raffaele di Milano.

Intervista a Gavino Maciocco, esperto di prevenzione e salute pubblica.

Intervista ad un rider di Deliverance Project.

Le parole di due italiani residenti in Scozia.

Sorveglianza speciale:

Le parole di Paolo Pachino, ex combattente internazionalista in Kurdistan.

Le parole dell’avvocato Mirco Mazzali.